Il castello, gli etruschi e il mare

Tre fermate, tre bandierine per un itinerario insolito che scende dalle colline al mare, attraverso la grande spianata che fu del Lacus Prilis; un itinerario che si avvolge e si srotola lungo le direttrici che seguono e segnano i confini dei campi e i fianchi delle colline. Una via che abbiamo percorso a ritroso, vagando di cartello in cartello, e che si è conclusa con la soddisfazione che solo le imprese cominciate senza troppa aspettativa possono regalare. Che vogliate partire dalla storia o dalla natura, lungo l’itinerario troverete tre pertugi attraverso cui spiare la Maremma in una delle stagioni che più le rendono giustizia.

Il castello è il piccolo borgo di Tatti. Aggrappato alla sua collina, ai margini settentrionali della grande pianura, vicino a Montemassi e Roccatederighi, attraverso la foschia “guarda” Sticciano e il mare.

L'ingresso dalle mura, la piazza principale, uno scorcio

L’ingresso dalle mura con il torrione sulla destra, la piazza principale, uno scorcio

Delle mura del castello, ricordato nei documenti già dal IX sec., resta il ricordo nelle porte e nell’andamento delle case, strette in un abbraccio tondo e collegate le une alle altre da terrazze, vie coperte, scalette. Le porte di accesso sono due e al centro del borgo si trova la piazza principale, con la chiesa di S. Maria Assunta e la cisterna.

L'affaccio sulla piazza del paese

L’affaccio sulla piazza del paese

Gli Etruschi sono quelli che gravitavano attorno alla ricca città di Vetulonia e che hanno scelto come ultima dimora la necropoli di S. Germano, dove adesso a stento si distinguono i tumuli a due passi dai filari. Oggi nell’area sorge l’azienda vinicola Rocca di Frassinello, che sui cartelli marroni è sempre la prima indicazione. Seguendoli e costeggiando per un tratto l’Aurelia su una strada bianca si giunge al cancello dell’azienda: da qui la strada prosegue per poche centinaia di metri, segnalata con indicazioni verdi, fino all’area archeologica. Il percorso include soltanto tre dei trenta tumuli individuati, di VII e VI sec. a.C.: restituiti in tutta la loro dignità, ben protetti e segnalati, si allargano sotto il sole che oramai invade le camere senza copertura.

I tumuli, con la volta crollata all'interno

I tumuli, con la volta crollata all’interno

Il mare, infine, è quello discreto delle Marze, quello dall’altra parte della duna. Quello di cui si può sentire anche solo il rumore restando nel sentiero al di qua dell’argine di sabbia, al riparo dei ginepri e sotto i pini dove stride la ghiandaia e anche le farfalle fanno i picnic.

La ghiandaia (Garrulus glandarius)

La ghiandaia (Garrulus glandarius)

Una farfalla intenta a "mangiare"

Una farfalla intenta a “mangiare”

A piedi per borghi medievali: da Roccatederighi a Montemassi

Nel comune di Roccastrada, su due colli vicini affacciati sulla pianura che fu il Lacus Prilis, dal lato opposto rispetto a Montepescali e Sticciano, sorgono due piccoli borghi, piacevoli da visitare e dai quali si può godere di un amplissimo colpo d’occhio sulla pianura sottostante. Roccatederighi è il più “grande” dei due, e sorge su uno spuntone del monte Sassoforte; in pochi tornanti dalla pianura si raggiunge il paese, dove, lasciata l’auto nella parte più moderna, si gira a piedi il centro, che si arrampica fino in cima alla collina.

La porta di ingresso al borgo e alcuni scorci

La porta di ingresso al borgo e alcuni scorci

Superata la chiesa ottocentesca di S. Sebastiano, nel cui campanile, sullo spigolo, si apre un quarto di volta, si entra nel borgo attraverso la doppia porta nelle mura medievali; subito si prosegue in salita, attraverso la caratteristica via delle Scalelle, fino alla piazzetta Senesi, in cima al paese.

La caratteristica via delle Scalelle

La caratteristica via delle Scalelle

A destra si accede ai resti dell’antico cassero, su cui oggi svetta la torre dell’orologio, costruita nel 1911 per celebrare il cinquantenario dell’unità d’Italia, mentre a sinistra la strada segue il crinale fino alla chiesa di S. Martino, la cui origine risale al X sec., dove il paese finisce, poco prima dell’ultimo spuntone roccioso del rilievo.

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La piazzetta Senesi, dove sono ben visibili i “massi”

La caratteristica di Roccatederighi è infatti quella di essere costruito su affioramenti di rocche riolitiche, ovvero rocce vulcaniche nate dalla consolidazione del magma sulla superficie terrestre. Queste rocce, qui chiamate “massi”, che si incuneano nelle piazze, sotto i muri e nelle case, conferiscono un aspetto particolare al borgo, a metà tra il giardino roccioso e la rovina di un castello. E qui si respira aria di altri tempi, con gli abitanti che si fanno incontro ai pochi turisti, le finestre aperte da cui si sentono i rumori della cucina e i panni che sventolano al sole.

scorci_roccatederighi

I “massi”

La documentazione più antica della rocca risale al 1200, quando ne erano signori i membri della famiglia Guaschi o Tederighi; dalla fine del XIII sec. rientrò invece nell’orbita di Siena e dal XVII sec. sotto quello dei Medici.

Tornando indietro, dalla chiesa di S. Sebastiano (via delle Rocche) è possibile imboccare un sentiero che in meno di tre ore conduce a Montemassi. La passeggiata è facile e ombreggiata, fattibile anche in piena estate; avendo a disposizione due auto, la soluzione migliore è quella di lasciarne una all’arrivo, a Montemassi, in modo da non dover compiere il ritorno sulla stessa strada, che si presenterebbe troppo faticoso.

La chiesa di S. Sebastiano

La chiesa di S. Sebastiano e, sopra, la torre dell’orologio

Il sentiero è costeggiato dalla vegetazione locale: per lo più castagni, arbusti e cornioli, che in questa stagione fanno mostra delle loro bacche rosse brillanti; quando la vegetazione si apre si vedono suggestivi scorci del paese di Roccatederighi, con le case che spuntano dai “massi”.

Bacca di corniolo e castagno

Bacca di corniolo e castagno

Roccatederighi dal sentiero

Roccatederighi dal sentiero

A circa tre quarti del percorso si giunge al letto del torrente Asina, le cui acque sono trattenute da una diga che, poco più in alto, forma un piccolo lago artificiale.

Il lago artificiale

Il lago artificiale

Il sentiero prosegue poi per un breve tratto di salita tra la macchia mediterranea e ridiscende dolcemente verso Montemassi. Il minuscolo paese, di cui si incontra subito la chiesa dedicata a S. Maria delle Grazie, è accoccolato sotto le imponenti rovine del castello medievale, documentato la prima volta nel 1076.

Il castello

Il castello

Il castello è famoso perché raffigurato in un affresco nel palazzo comunale di Siena, attribuito in maniera controversa a Simone Martini, nel quale è ritratto il condottiero Guidoriccio da Fogliano, che nel 1328 condusse l’assedio senese alla fortezza; nel dipinto si vede anche il “battifolle”, una fortezza di legno costruita dai senesi per facilitare le operazioni di guerra.

La visita alle rovine è libera; entrati nelle mura si trovano due corpi di fabbrica ai lati di un’ampia corte, nei quali si conservano ancora porte e finestre originarie.

I due corpi di fabbrica del castello

I due corpi di fabbrica del castello

Dall’alto è possibile spaziare con lo sguardo su tutta la pianura di Roccastrada; di fronte si vedono i colli su cui sorgono Sticciano e Montepescali, dietro di noi Roccastrada e, in fondo, si sa che c’è il mare…

Il panorama sulla pianura del Lacus Prilis dal castello

Il panorama sulla pianura del Lacus Prilis dal castello