Passeggiata a Bocca d’Ombrone

Anche se non altrettanto famoso dell’Arno, l’Ombrone è il secondo fiume toscano per lunghezza; dopo un tortuoso percorso attraverso le province di Siena e Grosseto si getta in mare nel Parco dell’Uccellina, presso Istia. La  foce, con il suo peculiare ecosistema, si può raggiungere a piedi. Partendo da Alberese una strada asfaltata percorribile in macchina, la via del Mare, conduce fino alla spiaggia; da qui, muovendosi verso nord, si arriva alla “bocca” del fiume. La passeggiata corrisponde all’Itinerario A/7 del Parco.

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In origine la zona costiera a sud del fiume era occupata da paludi, che le opere di canalizzazione hanno parzialmente ridotto per lasciare spazio alla vasta pineta granducale, estesa per tutto il Parco della Maremma.

La "macchia" di rami e tronchi flottati sulla spiaggia

La “macchia” di rami e tronchi flottati sulla spiaggia

Il percorso inizia sulla spiaggia, caratterizzata, come quella del Parco, dagli scheletri di capanne che i frequentatori del luogo costruiscono con i rami e tronchi portati dal mare. Oltrepassata una fitta macchia di “legni morti” si accede al sentiero, che corre dritto su un argine artificiale eretto a separare la zona paludosa dal mare. Sulla destra la zona paludosa mantiene l’originario toponimo di Salina di San Paolo (una salina in posizione analoga era quella, più a nord, presso la Torre del Sale vicino a Piombino); l’estrazione del sale, iniziata in quest’area (come nel lago di Prile) già in epoca etrusca, quando il territorio era sotto il controllo della città di Roselle, continuò fino ad epoca lorenese.

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L’argine artificiale che divide la zona paludosa dal mare

Al termine dell’argine si arriva alla foce del fiume e alle chiuse che regolano il flusso delle acque del canale nell’interno, in corrispondenza delle quali sorge il casello idraulico. L’edificio, caratterizzato da una sobria decorazione liberty attorno alle finestre e analogo per aspetto e funzioni a quella di Scarlino, porta una targa con la data di edificazione ad opera del Corpo Reale del Genio (CRG, cioè il Genio Civile): il 1908.

L'idrovora

Il casello idraulico

Dopo i primi tentativi ad opera dei Medici, fu il Granduca Leopoldo II che, a partire dal 1828, dette il via al sistematico risanamento igienico-idraulico del territorio dalla Maremma grossetana fino alla Val di Cornia, con il duplice intento di debellare la malaria e di incrementare lo sviluppo agricolo, industriale e turistico della zona. Con il XX secolo le operazioni di bonifica sono poi continuate, rese più semplici dall’impiego di forza lavoro meccanizzata e dalla progressiva elettrificazione del territorio, consentendo un progressivo miglioramento produttivo dei terreni recuperati alle paludi. Mentre però fino all’unificazione d’Italia le opere di bonifica erano eseguite dai proprietari delle terre, intorno al 1880 il risanamento cominciò ad essere considerato un’opera di interesse pubblico. Fu per diretto intervento dello Stato, quindi, che si decise la costruzione in punti particolarmente sensibili di immobili che soddisfacessero le esigenze di conservazione delle attrezzature occorrenti alla manutenzione delle opere idrauliche e, contemporaneamente, fossero anche idonei ad ospitare i guardiani con le rispettive famiglie: caselli come questo, che fu abitato fino agli anni 70 del secolo scorso.

Poco oltre il casello idraulico inizia un breve sentiero, in parte su passerella, che costeggia la foce del fiume e conduce ad un capanno di osservazione; l’avifauna che è possibile avvistare è illustrata dalla pannellistica apposita.

Il percorso per l'osservazione dell'avifauna

Il percorso schermato per l’osservazione dell’avifauna

Il caso ha voluto che, oltre ai soliti aironi, nel  momento in cui siamo passati di lì volteggiasse in caccia un falco pescatore (Pandion haliaetus), più difficile da avvistare del falco di palude e riconoscibile da quest’ultimo per il piumaggio più chiaro. Successivamente abbiamo scoperto che si tratta di un frequentatore ben noto dell’area: una coppia di questi rapaci migratori infatti nidifica e si riproduce qui dal 2011, dopo ben 42 anni che non si registrava un evento del genere sul suolo italiano, secondo quanto indicano i monitoraggi degli esemplari noti.

Il falco pescatore

Il falco pescatore

Al ritorno, se non si trovano da seguire altre tracce (di carri fantasma o improbabili accoppiate ferine!) si può passare attraverso la pineta, che, sebbene in questo tratto non sia particolarmente rigogliosa, costeggia in parte il sentiero sopraelevato, sbucando dalla macchia sempre sulla via del Mare, poco più nell’interno rispetto all’inizio della passeggiata.

Chi passa lascia tracce...

Chi passa lascia tracce…

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